LA VITA E’ UNA RUOTA

ruotaL’unico pensiero di Pietro, quel mattino, mentre prendeva posto nella grande aula del palazzo di città era di non perdere d’occhio la sua nuova bici. Per questo motivo, dopo aver un po’ cercato nella sala piena per metà, scelse una sedia proprio accanto alla finestra. Prima di sedersi controllò che da quel posto, attraverso il vetro della finestra, si vedesse bene la bici, parcheggiata, insieme a molte altre, nella rastrelliera sul marciapiede.

E’ iniziata da molto ?” chiese poi ad una donna seduta proprio alle sue spalle

Questa fece segno di “no” con la testa, accompagnando il gesto con un impercettibile movimento delle labbra.

Meno male” le rispose Pietro, “sa ci tenevo molto ad arrivare in tempo ma stamattina proprio non sapevo come raggiungere il centro”.

Quel giorno nel salone del municipio si discuteva di legalità. Il titolo della conferenza, scritto a caratteri cubitali su un manifesto affisso all’ingresso era: “Essere sentinelle della legalità”. Al tavolo degli interventi, sedevano due magistrati di quelli che spesso si vedeva la foto sui giornali, il vicequestore ed un sottosegretario all’interno, ognuno arrivato con una piccola scorta. Un giovane giornalista in maniche di camicia faceva da moderatore.

Innanzitutto presero la parola i due magistrati. Il primo raccontò la sua storia di giudice in prima linea contro la delinquenza organizzata, le difficoltà ma anche i successi conseguiti, mentre il secondo si soffermò molto sul tema dell’omertà, così difficile da scardinare.

Pietro annuiva di continuo, ad ogni interruzione applaudiva con convinzione. Quando il secondo magistrato terminò il suo intervento, si lasciò scappare anche un “bravo, bravo” che fece voltare verso di lui una decina di presenti. Intanto non perdeva occasione di controllare la sua bici: ad intervalli regolari, ogni minuto circa allungava il collo per guardare oltre la finestra. La bici era là, nuovissima, con il sellino di pelle marrone lucida che rifletteva i raggi del sole. La canna dipinta di nero contrastava appena il bianco dei manici del manubrio. Tra la decina di bici parcheggiate là, era senza dubbio la più bella e nuova, probabilmente anche quella più costosa. Pietro la fissava orgoglioso: era proprio così che l’aveva sempre desiderata.

Quando prese la parola il vicequestore, Pietro sistemò la sedia in modo da poterlo anche guardare bene in viso.

Dobbiamo essere noi i primi tutori della legge e della legalità. Se truffiamo qualcuno, poi qualcun altro trufferà noi. La vita è una ruota”. sentenziò il vicequestore.

E’ una ruota, vero” pensò Pietro controllando di nuovo la bici, mentre faceva partire un applauso che non raccolsero tutti. Poi si voltò verso la donna dietro di lui, come per confermare l’approvazione: “è vero, mai fare agli altri quello che non vorresti venisse fatto a te”.

Ma, anche in questo caso, la donna non rispose.

Se ognuno di noi diventasse un cittadino che rispetta la legge ed il prossimo, tutti potremmo vivere in un mondo migliore” disse il vicequestore.

Eh si. Ci sono troppi criminali in giro” gli fece eco Pietro tanto che probabilmente questa volta la donna dietro di lui riuscì a sentirlo, poi ci aggiunse anche un pensiero: “se non ci fossero non dovrei stare qui accanto alla finestra a controllare la mia bicicletta

L’intervento appassionato del vicequestore era riuscito a distrarre Pietro per qualche minuto, quando se ne accorse si alzò di scatto sporgendosi con più forza per controllare la bici. Si soffermò qualche secondo in più poiché un ragazzo la guardava attento, aspettò che il giovane si allontanasse quindi tornò a sedersi. Notò nello sguardo della sua vicina un espressione di curiosità, tanto che provò a giustificarsi, sottovoce.

Giù ho la bici” le disse. Questa, come al solito, non ebbe nessuna reazione.

E’ nuova. Ci tengo molto” aggiunse, senza però provocare nessuna replica. Pietro si risedette poiché nel frattempo aveva iniziato a parlare il politico. Con tono solenne annunciò una nuova legge in via di approvazione, si trattava di un giro di vite per aumentare le pene contro i piccoli criminali, ché non era possibile tollerare ancora questo clima di impunità, che oramai la pazienza era terminata. E altro ancora.

Pietro annuiva deciso ad ogni frase, sembrava convinto, come se quell’uomo traducesse in parole esattamente i suoi pensieri.

Quando il giornalista terminò la conferenza salutando i presenti ci fu un lungo applauso, Pietro si diresse allora verso il tavolo e salutò personalmente gli oratori stringendo la mano ad ognuno di loro e complimentandosi per la bellezza delle parole e la precisione dei concetti.

Ma il tutto senza dilungarsi troppo, per non abbandonare la bici.

Una volta terminato il convegno Pietro soddisfatto scese in fretta le scale del palazzo di città, poi continuò a correre fino ad arrivare davanti alla bicicletta. Si guardò intorno poi la liberò dal piccolo catenaccio e dalla rastrelliera. Diede ancora uno sguardo per vedere se qualcuno lo avesse seguito o lo stesse spiando. Quindi si allontanò felice, cavalcando agilmente la bici.

Che aveva rubato quel mattino.

 

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