Uno dei nemici peggiori dell’architetto, schiavo innanzitutto della sua inconsapevole (e a volte incomprensibile) disponibilità verso chiunque, è la figura scientificamente nota come: “Cause Architect Generated Crisis A-Z” , che solitamente viene abbreviata con l’acronimo C.A.G.C.A.Z..
Gli architetti sono tormentati e dunque vittima dei C.A.G.C.A.Z. che lo ritengono una sorta di coscritto a loro completa disposizione, naturalmente in misura illimitata.
La caratteristica del C.A.G.C.A.Z. è la sua infinita disponibilità di tempo, come se non avesse altro motivo d’esistere che quello con il quale molesta l’architetto. Per cui rivendica la sua presenza pure in circostanze al limite dell’impossibile, tipo il Sabato sera, la Domenica mattina alle 7, durante una nevicata o mentre l’architetto è in vacanza a 4000 km di distanza da lui.
Esistono diverse categorie di C.A.G.C.A.Z. tutte ugualmente pericolose. Inoltre, di frequente, le categorie si sovrappongono quindi disfarsi di un C.A.G.C.A.Z. è quasi sempre un operazione al limite dell’impossibile. Ecco le dieci categorie di C.A.G.C.A.Z. più comuni.
– C.A.G.C.A.Z. TELEFONICO: Trattasi di persecutore dotato di contratto telefonico con minuti infiniti che non teme, dunque, le bollette e la conclusione dei minuti. Il grave errore dell’architetto è fornire il suo numero di cellulare al C.A.G.C.A.Z. telefonico che immediatamente lo inserirà tra i preferiti, prima ancora di quello della moglie/marito, dei figli e del medico di famiglia. La caratteristica principale del C.A.G.C.A.Z. telefonico è l’ostinazione, in quanto in grado di provare a farsi rispondere chiamando anche 120 volte al giorno con ritmi da record dell’ora di Moser. In genere le conversazioni con questo tipo di C.A.G.C.A.Z. riguardano sempre lo stesso tipo di problema: pratiche di condono edilizio abbandonate dal 1988, richieste di sopralluoghi in fondi agricoli in cima a montagne isolate tra sterpaglie e ulivi secolari, valutazioni di beni che intendeva già vendere il nonno e poi il padre del C.A.G.C.A.Z. telefonico, quindi lui e prossimamente il figlio. La sua recente mutazione genetica è il C.A.G.C.A.Z. da whatsup, forse meno invadente ma non meno temibile. Unico sistema per piegare il C.A.G.C.A.Z. telefonico è impostare l’opzione di blocco chiamata nei confronti del suo numero e di tutti quelli che, subdolamente, utilizzerà quando si sarà insospettito.
– C.A.G.C.A.Z. FURBO: Probabilmente è il C.A.G.C.A.Z. più ambiguo e meno riconoscibile perché ha, tra le sue capacità, anche discrete doti attoriali che ingannano sempre l’architetto. Singolarità di questo tipo di C.A.G.C.A.Z. è presentarsi al primo appuntamento sorridente e dotato di acconto. Il fenomeno insospettisce moltissimo l’architetto che istintivamente vorrebbe rifiutare la somma di denaro (comunque modesta) perché percepisce l’inganno. Tuttavia, pressato dal MAV Inarcassa, dalle bollette e dall’assicurazione dell’auto, l’architetto accetta e da quel preciso istante diventa una sorta di dipendente di tale C.A.G.C.A.Z. che potrà sempre invocare questo famoso pagamento di acconto per legittimare le sue continue vessazioni. Dopo un moderato lasso di tempo, l’architetto calcola che l’entità dell’acconto non sarebbe sufficiente a giustificare neanche un decimo del tempo che questo C.A.G.C.A.Z. gli ha già rubato, per cui, finalmente gli comunica tale disfasia. A questo punto il C.A.G.C.A.Z. furbo torna alla carica con il suo sorriso a 35 denti, consegnando alcune banconote all’architetto che ricade nuovamente nell’errore di accettare. E così via, a volte fino all’infinito. La soluzione definitiva sarebbe rifiutare un acconto, mostrando di non avere più tempo a disposizione per il C.A.G.C.A.Z. furbo, operazione sempre difficile a causa delle bollette di cui sopra.
– C.A.G.C.A.Z. EDUCATO: E’ una variante del precedente, la differenza è che sostituisce l’acconto con locuzioni quali: “scusate”, “perdonatemi”, “abbiate pazienza” ecc. attraverso le quali introduce il suo intervento che può essere sia telefonico che di “persona”. La contromisura è la maleducazione: diretta, rapida ed efficace.
– C.A.G.C.A.Z. POLITICO: Molta attenzione merita questa categoria di C.A.G.C.A.Z. che contempla quei politici che sono capaci di perseguitare l’architetto per molto tempo specie in occasione di tornate elettorali o di bandi per la distribuzione “a pioggia” di finanziamenti. Il C.A.G.C.A.Z. politico irrompe nella vita dell’architetto con richieste di innumerevoli categorie di progetti: dal più semplice di modesto importo fino ad auspicare opere faraoniche (cabinovie, villaggi olimpici, ponti sugli stretti ecc.) che potrà dare in pasto agli elettori con la proiezione di slide contenenti rendering abbaglianti che l’architetto realizzerà a sue spese e per le quali non sarà mai retribuito. Per non parlare del politico che si erge egli stesso ad architetto in virtù dei suoi 24 fascicoli de “L’arte moderna” comprati in edicola negli anni novanta e mai sfogliati. Rimedio naturale contro il C.A.G.C.A.Z. politico è il cambio di legislatura.
– C.A.G.C.A.Z. IMBOSCATORE: E’ l’alternativa al C.A.G.C.A.Z. telefonico, a volte è proprio lui che vi si trasforma quando non viene più degnato di risposta. Questo C.A.G.C.A.Z. si apposta in luoghi dove sa che l’architetto passerà: cantieri, municipi, soprintendenze ecc. e lo aggredisce con i suoi argomenti. La sua prima tattica è quella di aggrapparsi al braccio dell’architetto e trascinarlo nel primo bar a sua disposizione per offrirgli un superficiale caffè (non più di un caffè però) che l’architetto sarà costretto ad accettare anche se ne ha già bevuti sei durante la mattina. Oppure il classico succo di frutta, gelato, che si pianterà sullo stomaco dell’architetto rovinandogli definitivamente la giornata. Tuttavia il C.A.G.C.A.Z. imboscatore più dannoso è senza dubbio quello che aspetta l’architetto davanti al suo studio, anche per ore, per cui l’architetto se è dentro può negarsi ma non può più uscire per tornare a casa, se invece ne è fuori e lo scorge all’ingresso, deve prendersi un giorno di ferie e tornarsene a casa. La soluzione in questo caso è avere sempre con sé una pen drive di emergenza per poter lavorare anche dal soggiorno oppure un’uscita di sicurezza dello studio. In casi estremi l’architetto si può calare dalla finestra sul retro, tipo Alcatraz.
– C.A.G.C.A.Z. COLLEGA: Si premette che ogni architetto può essere un C.A.G.C.A.Z. collega di altri architetti (vale anche per gli ingegneri e in combinazione mista) quando si trova in difficoltà su una materia nella quale ritiene un suo collega più informato di lui. A questo punto il C.A.G.C.A.Z. collega prova a risolvere il problema interrompendo le funzioni lavorative di un altro architetto per risolvere le proprie. Spesso avviene per dubbi informatici da parte di generazioni “Old” nei confronti delle “Young”, altre volte è il contrario sono i giovani alle prese con contabilità farraginose a chiedere consiglio agli anziani. Fino a quando le sollecitazioni del C.A.G.C.A.Z. collega rientrano nel normale scambio di consigli e pareri, il rapporto rimane nel campo della collaborazione semplice; tuttavia c’è un confine preciso, in ordine di tempo e prestazioni, che ogni architetto dovrebbe ben calcolare, pena l’inserimento nella famigerata lista dei C.A.G.C.A.Z..
– C.A.G.C.A.Z. COMPULSIVO: Particolare esemplare di C.A.G.C.A.Z. particolarmente indisciplinato e dall’indole anarchica che tormenta l’architetto con pretese di ordine tecnico e legale che giustifica con presunte conoscenze di norme non esistenti nel nostro sistema legislativo e che giustificherebbero suoi comportamenti, per i quali chiede compulsivamente il benestare dell’architetto. Questo C.A.G.C.A.Z. è molto temibile anche durante l’esecuzione di lavori per la sua riottosità ai comandi. La sua proverbiale disobbedienza lo porta improvvisamente a sparire; questo inquieta l’architetto che percepisce il pericolo. Il C.A.G.C.A.Z. compulsivo ha anche la particolarità di cambiare ripetutamente idea su qualsiasi cosa, questo lo induce a chiedere continue modifiche fino a sfinire l’architetto che trascorre notti insonni ed è continuamente tentato dal denunciarlo egli stesso ai carabinieri. Le dimissioni dell’architetto o la denuncia del C.A.G.C.A.Z. alle forze dell’ordine rimane il metodo migliore per sconfiggerlo.
– C.A.G.C.A.Z. SERIALE: E’ probabilmente l’anello debole delle categorie dei C.A.G.C.A.Z., in quanto insistente ma dotato di una certa discrezione che lo porta, dopo un certo periodo di tempo, ad abbandonare un architetto-vittima per trovarsene un altro. Il suo pellegrinaggio avviene però sempre nel raggio al massimo di 4 chilometri, quindi su un territorio piuttosto circoscritto. Nonostante la densità elevatissima di architetti, capita comunque, che nel giro di qualche anno il C.A.G.C.A.Z. seriale ritorni dall’architetto di partenza. Il trucco per disfarsene è dirgli, al momento del suo ritorno, di aver cambiato lavoro camuffandosi abilmente.
– C.A.G.C.A.Z. PERIODICO: Specie molto raffinata di C.A.G.C.A.Z. che scompare ed appare dalla vita dell’architetto ad intervalli piuttosto regolari che possiamo classificare intorno ai 6-8 mesi. In genere questo tipo di C.A.G.C.A.Z. si concentra su una sola attività di disturbo, ad esempio la ristrutturazione di un casolare in campagna. Per questo tipo di lavoro richiede, con precise spaziature, nel tempo. Prima un progetto di massima, poi un preventivo, poi una variante, quindi una richiesta di finanziamento, poi un ulteriore progetto ecc.. L’architetto, preso da mille altri pensieri, viene ingannato dal frazionamento degli incarichi, finchè intorno al quarto/quinto episodio si accorge di essersi imbattuto nel classico C.A.G.C.A.Z. periodico, che lo accompagnerà fino al raggiungimento della sua pensione o, preferibilmente, alla dipartita di uno dei due soggetti interessati. Quest’ultimo rimane anche l’unico sistema per battere questo tipo di C.A.G.C.A.Z.
– C.A.G.C.A.Z. IGNORANTE: Non si tratta di avere pregiudizi, ma esiste una categoria di C.A.G.C.A.Z. assolutamente indifferente a qualsiasi istruzione che gli impartisce l’architetto. Requisito di grande pericolosità poiché l’architetto impiega enormi quantità di tempo e di pazienza per spiegargli principi di assoluta banalità che però sono alla base pure del più semplice dei rapporti committente-tecnico. In genere il C.A.G.C.A.Z. ignorante finge di aver compreso assentendo con decisione, dopodiché al successivo incontro dimostra di aver resettato completamente la sua unità di memoria e l’architetto è costretto a ricominciare tutto daccapo. Ma l’aspetto più allarmante del C.A.G.C.A.Z. ignorante è la sua capacità di imparare solo quello che gli dicono alcuni affidabili personaggi tipo il vicino di casa, il genero, il suo salumiere, un amico del suo salumiere ed infine il suo avvocato. Attualmente non sono state ancora trovate contromisure valide per abbatterlo.
La combinazione più comune è il C.A.G.C.A.Z. telefonico-compulsivo-ignorante, con il quale ogni architetto, nel corso della sua carriera lavorativa viene a contatto, ciclicamente, almeno una volta ogni cinque anni.
Come ampiamente comprensibile, la caratteristica comune a tutti i C.A.G.C.A.Z. è la loro assoluta propensione ad evitare ogni forma di pagamento a beneficio dell’architetto (tranne per il furbo, con le dovute astuzie), tuttavia in alcuni casi, persino il pagamento non assolve un C.A.G.C.A.Z. e non lo trasforma in un committente ordinario (ammesso che questa categoria esista).
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